Ilaria Gambi

Ilaria Mo
Sono Ilaria, ho 42 anni e vivo a Modena ma sono di origine pugliese.
Tutto è iniziato circa 4 anni fa ma i miei dolori e il ciclo abbondantissimo sono iniziati insieme al menarca all’età di 11 anni.
Ricordo il mio primo intervento come fosse stato ieri.
Era il 26 ottobre 2017 quando venni ricoverata, era il giorno del mio anniversario di matrimonio ma soprattutto la data che segna la perdita di una persona a me molto cara.
Non mi ero neanche informata di cosa fosse l’Endometriosi , in quanto avrei voluto operarmi il prima possibile per poter raggiungere mia zia (per me come una sorella) al suo capezzale e starle vicino come avevo fatto fino a quel giorno.
Purtroppo non fu così. 
 
Lei morí il giorno stesso del mio ricovero ed io lo scoprí, la sera,tramite Facebook.
Per me fu deleterio e invece di arrivare serena all’intervento piansi tutta la notte con le infermiere che cercavano di convincermi a rimanere perché rischiavo un blocco intestinale da un momento all’altro.

Il mattino seguente alle 7.00 arrivarono per prepararmi all’intervento dopo una lunga notte insonne.
Sapevo solo che sarei potuta uscire dalla sala operatoria con una possibile stomia e che l’intervento sarebbe stato più complicato di quello che avevano prospettato i medici.
Ero immobile e non avevo emozioni da quanto era forte il dolore che provavo per la grave perdita.
Ce l’avevo con tutti perché non mi avevano avvisato in tempo per lasciare l’ospedale e raggiungerla.

La sala era enorme, tutta illuminata,tante infermiere che da un lato infilavano l’ago in vena e dall’altro misuravano la pressione, poi l’anestesista che prima di addormentarmi voleva farmi l’epidurale per sentire meno dolore dopo l’intervento.
Lì mi venne una crisi di nervi, cominciai a tremare, a piangere, ad urlare che volevo uscire di lì….poi il nulla.

Al mio risveglio l’anestesista mi chiamava ma io non capivo nemmeno dove mi trovavo, non riuscivo a parlare, mi girava la testa, avevo freddo e tremavo tanto da sbattere i denti in maniera incontrollata.
Mi riportarono in camera ma credo di aver dormito per un po’…ricordo di aver aperto gli occhi ,era sera, chiesi  all’amica che era accanto a me se avessi la stomia. 
Lei annuì con la testa e mi accarezzò.

L’indomani entrarono in camera per lavarmi e quando alzai il lenzuolo mi resi conto di tutto: stomia, catetere, drenaggi, sacchetti da un lato e dall’altro, flebo nel braccio e il sondino naso-gastrico che mi raschiava la gola. 
Ero distrutta, ma quello era niente rispetto a quello che avrei passato nei giorni successivi, vomitavo ogni volta che mi somministravano l’antibiotico e il sondino che, mi sarei strappato da sola , mi faceva soffocare. In quei 12 giorni di ospedale arrivai a pesare 43 kg. Ero irriconoscibile.
Io però ero fiduciosa e volevo solo stare bene e soprattutto credevo che di aver risolto il mio problema.

L’intervento era stato difficile tanto ero piena di aderenze, mi fu fatta la resezione del setto retto vaginale e del sigma, anastomosi termino-terminale, ileostomia di protezione, miomectomia ,plastica delle piccole labbra e ricostruzione della vagina laceratasi durante l’intervento.
Purtroppo però, quello, fu solo l’inizio del mio calvario.

Dopo 5 mesi mi chiamarono per la rimozione della stomia.
Ero felice, era il 15 marzo 2018, giorno del mio 39esimo compleanno e pensavo che quell’intervento di routine fosse il mio regalo.
Quel giorno ero serena e non vedevo l’ora di uscire dalla sala operatoria senza quel sacchetto  per poter tornare ad una vita normale, perché credetemi che vivere con la stomia, non è per niente facile.
Ma così non fu, tornata in camera cominciai ad accusare dolori strani,troppo forti tanto da piegarmi in due.
I medici non mi credevano, pensavano che fosse solo aria in pancia e che avessi la soglia del dolore troppo bassa, invece io stavo male,male davvero.
Cominciarono ad iniettare morfina a gogo’ ma non faceva effetto e i dolori diventavano sempre più forti. Ormai ero drogata, non riuscivo più a parlare, piangevo per far capire che i dolori mi stavano annientando.
Passarono così anche le altre 24 ore e finalmente dopo 2 giorni di agonia il medico di turno quella mattina consigliò una Tac.
PERITONITE ACUTA!
Mi portarono direttamente in sala operatoria, la situazione era critica tanto che fu detto a mio marito di avvisare il resto della famiglia perché non era sicuro che ce l’avrei fatta.
Dopo qualche ora mi ritrovai in terapia intensiva attaccata ad una macchina che teneva la situazione monitorata. Avevo la febbre alta , l’infezione si era propagata ovunque.
A detta dei medici, ero viva per miracolo ma non ancora fuori pericolo.
Dopo tre giorni mi riportarono in camera ma non scioglievano la prognosi.
Questo avvenne dopo quindici giorni ma dovetti restare quasi un mese in ospedale per debellare l’infezione che aveva intaccato anche i polmoni .
L’11 aprile, finalmente, fui dimessa.
Il 3 luglio mi fu tolta la stomia e, in laparotomia, mi ripulirono dalle numerose aderenze che già si erano riformate.
Da allora, posso dire di essermi ripresa, ma purtroppo l’intervento d’urgenza ha lasciato il segno, l’intestino è completamente paralizzato e non ho più la funzionalità intestinale.
In quel periodo mi fu diagnosticata anche la fibromialgia e convivo costantemente con tutti i dolori che porta anche se trattata con farmaci molto pesanti.
A breve dovrò sottopormi al mio quinto intervento e spero che almeno questo mi porti un po’ di sollievo.
Proprio per tutto quello che mi è successo ho deciso di dare voce al mio dolore diventando tutor dell’associazione LA VOCE DI UNA È LA VOCE DI TUTTE per poter aiutare, attraverso l’informazione e la sensibilizzazione, tantissime altre donne ad avere una diagnosi precoce per evitare danni ingenti ed irreversibili.
Ho deciso di combattere, insieme alle mie compagne, per il riconoscimento dei nostri diritti e per far capire al mondo che ci siamo, che non siamo invisibili. 
 
L’INFORMAZIONE è l’unica arma attualmente a disposizione per la prevenzione della malattia.
 
LA VOCE DI UNA È LA VOCE DI TUTTE 

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