Eleonora Trombino

Mi chiamo Eleonora, sono una studentessa di Psicologia Clinica all’Università di Torino. Ho 24 anni e la mia diagnosi quest’anno ne compie 6, i dolori invece molti di più.

Ho iniziato a provare dolore durante gli anni del liceo, non ricordo precisamente quando, so che però da un momento all’altro mi sono ritrovata a piangere disperatamente il primo giorno delle mestruazioni. Di ogni mestruazione. I dolori erano così intensi che svenivo, molto spesso mentre ero sul water, nuda. I dolori per me si traducevano in incapacità di evacuare per giorni, nonostante sentissi una forte pressione nella zona dell’ano. Era una sensazione orrenda: dovevo andare in bagno ma il mio corpo me lo impediva. Sentivo talmente tanto dolore che avevo i conati di vomito e questo mi portava a sudare tantissimo, tanto che necessitavo di spogliarmi.

Le corse ai vari pronto soccorso non sono servite a nulla: non avevo niente, qualche perdita e una soglia del dolore fin troppo bassa.

Con il passare del tempo i dolori da fisici sono diventati anche psicologici, mi sentivo sola e non capita. Tutte le donne del mondo hanno il ciclo, mi dicevano. Sei un po’ esagerata, mi dicevano. Nessuno mi capisce, rispondevo nella mia testa.

La svolta è arrivata il giorno in cui ho discusso con il mio medico di base, nonché ginecologo, per farmi prescrivere una risonanza magnetica. Per lui erano problemi di intestino, forse d’ansia, e quel dolore lancinante che provavo alla coscia destra era sciatica.

La risonanza magnetica però non ha lasciato scampo: focolai riconducibili a endometriosi. Necessario ulteriore consulto medico.

Da quel momento inizia il peregrinaggio tra i vari ospedali della città fino a trovare il medico giusto.

Arriva la diagnosi di endometriosi e adenomiosi. Ho cisti nelle ovaie, nelle tube, un’infiltrazione nell’ intestino e un nodulo nel retto.

Ho 21 anni e il ginecologo mi consiglia di continuare con la terapia (che terapia non è ma è solo un modo per contenere la bestia) fino a quando il mio corpo le risponderà.

Ogni tanto i dolori ci sono ancora, sono talmente forti da non riuscire a respirare, riesco solo a piangere senza poter fare altro. Sono completamente impotente. Prendo il mio brufecod e la borsa dell acqua calda. Mi addormento per lo sfinimento.

A luglio 2020, mentre sono in vacanza, partono i dolori lancinanti che ogni tanto continuano a presentarsi. Vado in pronto soccorso e li la diagnosi è: corpo luteo emorragico. Vengo ricoverata per tenere sotto controllo questa palla di sangue che potrebbe scoppiare da un momento all’altro. Sono da sola, in pieno periodo covid, lontano dalla mia famiglia, posso vedere il mio fidanzato solo 15 minuti al giorno. Sono spaventata da morire ma non posso farlo capire, mamma e papà sono lontani e si preoccuperebbero troppo.

Il ginecologo di turno mi visita senza badare minimamente al mio dolore. Mi fa male, malissimo, il dolore più profondo che abbia mai provato. Gli dico che mi fa male, gli chiedo di fare piano. Mi risponde che lui deve visitare e che, anzi, dovrei muovermi a fare un figlio dato che sto così male. Le sue parole sono “Ma quando hai intenzione di fare un figlio? Sei messa troppo male per aspettare ancora”. Ogni tanto le sento ancora, le sue parole, mi fanno sentire colpevole è responsabile di una malattia che non ho scelto. Mi fanno sentire responsabile del dolore che provo. In fondo è colpa mia se sto così male, no?

Torno a torino, il mio dottore mi rassicura e mi spiega che la gravidanza non è una soluzione.

Passano i mesi e a marzo 2021 arriva l’inevitabile notizia: non stai rispondendo alla cura, la situazione è un po’ troppo grave per continuare così, dobbiamo operare.

Mi reco da un medico di Cuneo, ritenuto tra i migliori in Italia a trattare la malattia.

Ho aderenze ai nervi, un nodulo nel retto, cisti nelle ovaie e nelle tube. In particolare modo c’è una cisti che è adesa all’ovaio sinistro e al l’intestino: una sorta di sandwich. Sarà questa la parte più delicata su cui intervenire.

A maggio vengo operata, in sala operatoria va tutto bene. Riescono a pulire tutto senza dover inserire una stomia (avendo quel problema all intestino ero un rischio molto alto. Sono stato molto bravo a raschiare senza dover tagliare nulla). Dorante l operazione scoprono che ho una tuba chiusa a causa della malattia.

I mesi successivi sono fantastici: ho qualche dolore sopportabile ogni tanto, non ho perdite di sangue, non sono costantemente stanca, non ho dolore alla gamba e alla zona lombare, posso fare la cacca quando voglio e posso sedermi su una sedia senza sentire una pressione interna dolorosissima. Devo fare attenzione a cosa mangio, questo sempre, ma va benissimo così.

A 6 mesi dall’intervento effettuo un esame per capire come stanno le mie ovaie, quale è la mia riserva ovarica. Il valore non è ottimale ma neanche pessimo. Il ginecologo mi consiglia di iniziare un perscoeo di PMA: dovrò far crioconservare i miei ovociti in modo tale da poterli usare quando vorrò una gravidanza.

La mia regione non riconosce l endometriosi come malattia invalidante da questo punto di vista. Questo percorso è solo a pagamento, a un prezzo altissimo. Mi reco in Toscana perché li, invece, dato il grosso intervento che ho subito e la gravità della malattia (4stadio) le cure sono gratis.

Inizio la cura ormonale per la stimolazione ovarica, così che le mie ovaie producano più ovociti possibili. Dopo circa due settimane sarò sottoposta a intervento in cui verrano prelevati tali ovociti.

La mia storia è molto lunga, come quella di ognuna di noi, ho cercato di riassumerla il più possibile.

Ad oggi dal punto di vista fisico non ho grandi disagi, o meglio, avendo imparato a conviverci ormai fa parte di me essere e stare così. Quello che però ha più impatto e l aspetto psicologico. A 24 anni non dovrei fare cure per la stimolazione ovarica, non dovrei preoccuaprmi della difficoltà ad avere un figlio, se mai lo vorrò.

Nonostante tutto ciò ho deciso che questa sarà un’opportunità per me, per mettermi in gioco e aiutare chi sta come me ma ancora non sa cosa fare. Chi non sa come muoversi. Chi si sente sola e si colpevolizza. Voglio essere un punto di riferimento e di supporto per chi è costretta a sopportare tutto questo.

 

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