Alessia Ronconi

Alessia Sp
Mi chiamo Alessia, ho 28 anni e soffro di endometriosi e adenomiosi diffusa. La diagnosi è arrivata a giugno 2021, dopo 17 anni di dolori e disturbi.
 
Ho iniziato ad avere dolori all’età di 11 anni con l’arrivo del primo ciclo, dolori che sentendo i racconti della famiglia erano normali.
Poco tempo dopo ho il ciclo sballato e quando arrivava era sempre più abbondante e più doloroso.
 
Dentro di me sapevo che non poteva essere normale.
 
All’età di 14 anni arriva la diagnosi di ovaio policistico e inizia il mio percorso con la pillola.
A scuola sono stata denigrata e bullizzata perché i miei dolori, il mio stare sempre piegata letteralmente dal dolore, il mio saltare sempre la lezione di educazione fisica, era visto come una sceneggiata.
Un modo per non fare lezione, per non essere interrogata.
Io non riuscivo a giustificare quel dolore, non sapevo perché sentivo male ovunque: gambe, pancia, schiena, stomaco.. non lo sapevo, sapevo solo di stare male e l’antidolorifico spesso non funzionava.
Non avendo giustificazione, non mi credevano.
I compagni di classe parlavano dietro le spalle o facevano battutine poco carine.. ma la cosa che più mi ha ferita in quel periodo è stata un’insegnante, una donna, che buttava benzina sul fuoco.
Presa di mira e derisa sempre, continuamente, davanti a tutti.
 
Mi sono sentita afflitta, impotente, incompresa, sbagliata.
In questo periodo inizio ad avere qualche disturbo alimentare.. ma questa è un’altra storia.
 
Comincio a fare altre visite, cambio spesso medici ma le risposte sono sempre le stesse “non hai nulla”, “non c’è niente qui”, “il dolore è normale”, “la fai tragica però tu!”, “eh però non sopporti nulla!”.
Cosi mi chiudo e smetto di fare visite continuando ad assumere la pillola per PCOS.
 
Consapevole di avere qualcosa, consapevole che nessuno l’avrebbe mai trovata.
 
Vivo la vita tra un oki e un tradonal.
Il ciclo sempre più abbondante e con perdite ematiche rettali, i dolori sempre più diffusi.
Arrivo ad un punto in cui non ce la faccio più.
Mi costringo a fare un’altra visita, e vado da una ginecologa nuova.
Le dico che sto male, ho dolori ovunque, ho dolori durante i rapporti, ho dolore a stare seduta, ho dolore a stare in piedi.
La sua risposta mi gela.
“È impossibile che tu abbia questi dolori, cerca di fare meno la vittima o ti prescrivo lo xanax”.
Mi rivesto in silenzio, con le lacrime in gola, ringrazio, saluto ed esco veloce dall’ambulatorio.
Non dico niente a nessuno, provavo vergogna.
Dopo qualche mese, con la vergogna che mi assale dico in famiglia che ho iniziato ad avere le perdite ematiche rettali. Andiamo dal nostro medico di famiglia che senza farmi fare visite o esami mi dice che ho le emorroidi e mi prescrive una cura.
Non mi soffermo troppo sul dirvi che le cure non hanno mai funzionato.
Passano gli anni e alla soglia dei 25 arriva la prima lettera dello screening gratuito.
Vado e la dottoressa che trovo mi dice di smettere la pillola, per capire se l’ovaio policistico si fosse “sistemato”.
Un po’ titubante la smetto ma i dolori iniziano ad essere costanti, tutti i giorni.
Vado avanti a tradonal giornaliero per 8 mesi. Torna il ciclo e io riprendo la pillola, lo faccio da sola, senza il consulto di nessun ginecologo.. ero disperata.
Ma i dolori non diminuiscono, le perdite non diminuiscono e anzi peggiorano.
 
Poi arriva in televisione Vania che parla di endometriosi.
 
Conoscevo la malattia, ma i miei sintomi non combaciavano al 100% con quello che sapevo.
Lei inizia a raccontare la sua storia e ci sono storie anche di altre ragazze… ognuna di loro ha almeno uno o due sintomi che ho anche io.
Ho guardato quel servizio tre volte di seguito, e ho iniziato ad unire tutte le informazioni che a quel punto avevo.
Ho l’endometriosi, mi dico.
Ma per saperlo devo fare una visita.. e io ho paura.
Avevo paura davvero e non l’ho fatta subito.
Durante tutto questo periodo avevo iniziato a fare delle sedute dal mio fisioterapista di fiducia e durante una visita gli parlo del mio dolore alla schiena nella zona lombare. Lui comincia a fare manipolazione e ad un certo punto mi dice “oltre l’ovaio policistico sei sicura di non aver ricevuto nessun’altra diagnosi?”
Il cuore in gola gli dico “Si non mi hanno mai dato altre spiegazioni” .
Mi spiega che al tatto la mia zona sacrale non è come dovrebbe essere, mi spiega che dall’esterno appoggiando la mano sulla mia schiena sente che sotto il tipo di tessuto è diverso. Mi dice “Ale per favore, potresti indagare un po’ meglio a livello ginecologico?”
Esco da quella visita un po’ distrutta, i miei pensieri giravano tutto intorno al fatto che io non avevo più voglia di sentirmi dire che non avevo niente.
Parlando a casa, il mio fidanzato mi convince a fare l’ennesima visita.
Provo una ginecologa nuova, l’unica della zona da cui non ero ancora andata.
Mi presento molto decisa, sicura.
Io da quella visita dovevo uscire con delle risposte.
Le dico tutto quello che mi aveva detto il fisioterapista.
Durante la visita dice che non vede nulla di strano se non un ovaio prolassato nel douglas.
Mi dice che potrei avere l’endometriosi ma che lei non conosce la malattia.
Esco soddisfatta. Per la prima volta qualcuno sospetta qualcosa.
A quel punto vado a Negrar di corsa.
Avevo ripreso ad avere la forza di affrontare le visite mediche.
Parto con il mio fidanzato per quello che tutte noi chiamiamo il Viaggio della Speranza.
Entro in ambulatorio, spiego tutta la mia storia e mi sembrava strano che una dottoressa stesse li ad ascoltare e a comprendere finalmente il mio disagio.
Ma durante la visita non si vede nulla di più di entrambe le ovaie prolassate.
Io cambio faccia e inizio a pensare “non ci voglio credere, voglio solo tornare a casa e piangere”
Ma la dottoressa dopo pochi secondi di silenzio che a me sembravano ore mi dice “Ascolta, io ti credo, al tatto qualcosa c’è. Io so che stai male. Questo ovaio è prolassato e ci deve essere un perché. Solo che per capirlo a questo punto ci sarebbe l’intervento in laparoscopia, che dici? Ti va di farlo?”
Io scoppio a piangere. Non ci credevo.
Mi tranquillizza “Stai tranquilla, sono tre buchini, non devi avere paura”
Ma la dottoressa non sapeva che le mie lacrime erano lacrime di gioia.
Lei mi capiva.
Lei sapeva che qualcosa non andava e voleva trovare il perché.
Con mio stupore dopo solo due settimane da quella visita mi chiamano per l’intervento.
Ero emozionata. Non avevo mai affrontato nessun tipo di intervento, non sapevo ma ero emozionata.
Durante la visita del pre operatorio comincio a firmare fogli su fogli e mi spiegano l’intervento. Qualcosa di molto semplice e veloce, giusto un giro di perlustrazione.
Dopodiché vado a fare la consueta visita ginecologica.
L’ecografista vede l’endometriosi per la prima volta.
Io rimango stupita.
Mi dice “l’endometriosi c’è, la vedo ed è nel retto”.
Gelo.
Penso “Cosa vuol dire che è nel retto? Prima mi hanno detto che sistemavano l’ovaio e davano un’occhiata in quelle zone”.
Chiamano la mia dottoressa che mi dice che il tipo di intervento a questo punto è cambiato.
Non è più per sospetto ma per eliminare l’endometriosi.
Mi spiega che dall’ecografia si vede solo nel retto ma non si capisce se finisce li o se continua. Devo firmare altri fogli.
Sento per la prima volta parlare di resenzione intestinale ed eventuale stomia.
Arriva il 9 di giugno giorno dell’operazione.
Endometriosi IV stadio del comparto posteriore con coinvolgimento intestinale e fibrosi periureterale.
Ad oggi ho ancora adenomiosi diffusa che mi provoca dolore, tutti gli altri sintomi sono comunque diminuiti anche se non spariti.
Sono riusciti a salvare tutto.
 
Vivo la mia vita navigando sempre a vista, ma adesso sono consapevole di non essere matta, sono consapevole di che nome ha questa maledetta e come posso tenerla a bada.
 
 
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